lunedì 25 novembre 2013

LA MOZIONE M5S SULLE PENSIONI D'ORO



Oggi l’aula della Camera avvia la discussione sulla mozione presentata dal Movimento 5 Stelle che propone un prelievo sulle pensioni d’oro al fine di ottenere maggiori risorse da redistribuire tra le pensioni minime. Il provvedimento era stato presentato qualche settimana fa in una conferenza stampa, ma non aveva avuto molta eco.
Il tema delle pensioni d’oro è un tema al tempo stesso di grande attualità tra l’opinione pubblica e estremamente complicato a seguito della ormai nota sentenza della corte Costituzionale che ha bocciato il prelievo straordinario sulle pensioni più alte varato a suo tempo dal governo Monti.
Il Movimento 5 stelle torna su questa spinosa questione e propone una sua ricetta. Ovviamente si tratta di una mozione, e cioè di un semplice atto di indirizzo che anche se approvato impegnerebbe solo politicamente il governo, non avendo ovviamente alcuna cogenza come avrebbe un provvedimento normativo.
La questione è però interessante, ed è per questo che ce ne occupiamo, per più aspetti. Il primo è che la mozione impone comunque un dibattito politico su un argomento, quello di un intervento sulle pensioni più alte, che finora ha suscitato molte parole ma pochi atti concreti.
Il secondo aspetto riguarda la soluzione prospettata, in questo caso da M5S, per aggirare il paletto posto dalla Consulta sul tema. Va ricordato infatti che la Corte Costituzionale aveva bocciato la norma varata da Monti giudicandola come un ingiusto prelievo fiscale che colpiva solo una categoria di cittadini ( i pensionati che percepivano pensioni superiori a 90 mila euro) per aggiustare i conti pubblici.
Partendo proprio da qui, la mozione presentata in realtà propone un prelievo progressivo su tutte le pensioni fatta eccezione per quelle minime. Ovviamente il prelievo è infinitesimale per le pensioni che vanno da 1 fino a 6 volte il minimo, pari allo 0.1%, per arrivare ad un’aliquota del 32% sulle pensioni oltre il 50 volte l’emolumento minimo.
Dai calcoli effettuati dai penta stellati si otterrebbero circa 1 miliardo e 142 milioni di euro da destinare alle pensioni più basse che otterrebbero in tal modo un aumento di 518 euro annui. In sostanza una mensilità aggiuntiva.
Ovviamente e sempre al fine di evitare la mannaia dell’incostituzionalità il prelievo straordinario e la conseguente redistribuzione alle pensioni più basse è limitata ad un periodo di tre anni.
Ovviamente anche su questa soluzione proposta ci possono essere dei dubbi in merito alla costituzionalità (per il fatto che l’intervento potrebbe essere considerato ancora una volta settoriale, ovvero solo i percettori di pensioni) o comunque insufficiente nelle coperture. Staremo a vedere quali saranno le reazioni, ad iniziare da quella del governo.

giovedì 21 novembre 2013

COME STANNO LE COSE ALLA LUCE DEI PRECEDENTI NELLA VICENDA SPADONI-LATTUCA-BOLDRINI



In queste ore sta andando in onda una polemica rovente tra Movimento 5 stelle e il presidente della Camera Laura Boldrini. Oggetto del contendere è il diverbio avvenuto in aula ormai molte settimane fa tra la pentastellata Maria Edera Spadoni e il deputato democrat Enzo Lattuca. Per essere più precisi oggetto del contendere è il filmato di quell’incontro ravvicinato ripreso dalla telecamera posta sul soffitto dell’aula e che riprende quanto avviene nell’emiciclo a 360 gradi. La Spadoni aveva denunciato uno scontro fisico posto in essere dal collega Lattuca, mentre quest’ultimo ha sempre dichiarato di essersi limitato solo alle parole nei confronti della Spadoni. L’ufficio di Presidenza che si è occupato del caso non ha assunto sanzioni verso Lattuca, avvalorando dunque la tesi di quest’ultimo. La Spadoni ha replicato chiedendo di ottenere copia del video. Richiesta alla quale le è stata data risposta negativa. A quanto riportato dalle agenzie di stampa si legge che uno dei questori le avrebbe detto che il video sarebbe stato dato solo se l’avessero chiesto i cittadini. A questa risposta un po’ strampalata, ammesso sia vera, M5S ha replicato di conseguenza attivando un mail bombing nei confronti della Boldrini, per “sensibilizzarla” al rilascio di copia delle immagini. Si tratta di un episodio in cui ancora una volta sembrano avere torto tutti i protagonisti, anche se sorprende la posizione assunta dalla presidente della Camera, con il proprio silenzio, e, sempre che sia confermata la risposta del questore. Come noto, ovviamente per chi conosce le cose dell’Ufficio di Presidenza Camera, gli atti relativi a quest’organo, salvo il resoconto che viene dato nei bollettini degli organi collegiali, sono accessibili solo ai membri dello stesso ufficio di presidenza e ai deputati interessati. Ma degli originali non si può estrarre copia. Per quanto riguarda i video dell’aula in particolare, una copia non può essere data neppure ai diretti interessati, salvo che di tale copia non sia fatta richiesta nell’ambito di un procedimento giudiziario dalla magistratura. C’è a tal proposito un precedente della scorsa legislatura a seguito di uno scontro fisico in aula tra l’allora deputato Barbato e alcuni deputati del Pdl di provenienza An. Barbato per quell’aggressione sporse querela e chiese all’udp una copia del filmato. La copia, sempre sulla base dei precedenti, non gli fu concessa, così come non fu concessa in precedenza a seguito della richiesta del capogruppo idv Massimo Donadi di acquisire quelle immagini. Fu invece concessa al Pm che apri l’inchiesta a seguito della denuncia di Barbato, e conseguentemente a tutte le parti della vicenda giudiziaria, e dunque allo stesso Barbato che successivamente ne fecero richiesta. Alla luce di questi fatti, rimaniamo basiti, dall’eventuale risposta strampalata di uno dei questori, come riportata nelle agenzie di stampa, perché denoterebbe una totale ignoranza relativa al ruolo che ricopre e ai meccanismi dell’ufficio di presidenza. Ci sorprende inoltre il silenzio della Boldrini sulla vicenda, quando basterebbe una nota di tre righe dell’ufficio stampa istituzionale per chiudere il caso. A meno che non ci si vergogni delle regole dell’Ufficio di Presidenza che si presiede, ma allora si adoperi per cambiarle ponendo un nuovo precedente. Questa polemica, insomma, si poteva anche evitare, bastava semplicemente che tutti chiedessero una semplice informazione all’avvocato Vito Cozzoli, valentissimo capo dell’avvocatura della Camera.

mercoledì 20 novembre 2013

SLITTA IL DDL SULLE PROVINCE STOPPATO DA 900 EMENDAMENTI STALLO SUL DL MISSIONI



Alla Camera il calendario dei lavori è stato praticamente rivoluzionato dalla capigruppo odierna, vuoi per motivi politici, vuoi per motivi tecnici. La vittima più illustre di questa revisione dei lavori è certamente il ddl governativo sulle province e città metropolitane. Come avvenne per il disegno di legge sul finanziamento ai partiti la procedura d’urgenza voluta dal governo non ha portato fortuna. Doveva arrivare in aula entro il 23 di novembre e invece slitta di due settimane, ed è stato calendarizzato in aula per il 2 dicembre. Va detto che non si poteva fare altrimenti considerati i 900 emendamenti piovuti sul testo del governo in commissione, indice di un dissenso anche da parte di ampi strati della maggioranza.
Come avevamo anticipato nel post di ieri scompare dal calendario dei lavori anche l’istituzione della commissione d’ inchiesta su Aldo Moro. Qui il motivo, sempre come già anticipato, è quello di ripartire dalla commissione ma per istituire una commissione bicamerale.
Slittamento anche del decreto Missioni che va a settimana prossima lasciando il capo già da oggi al così detto decreto manovrina di assestamento dei conti pubblici, quello che ci deve riportare sotto il tetto del 3% del rapporto deficit-pil per il 2013. Sul decreto missioni perdura lo stallo prodotto dall’ostruzionismo posto in essere da M5S e Sel, nonché dalla volontà del governo di non mettere la fiducia. La nostra previsione è che alla fine la fiducia sarà indispensabile perché sulle missioni è difficile trovare un punto di mediazione che si trasformi in un pacchetto di emendamenti accolti dal governo, come accaduto per altri decreti.
In tutto questo andirivieni, per lunedì prossimo è stata calendarizzata la mozione dei Cinque Stelle relativa al prelievo sulle così dette pensioni d’oro. Obiettivo della mozione è aggirare la sentenza della corte costituzionale sul tema e con i proventi ottenuti aumentare di 518 euro annui le pensioni minime, dando a queste di fatto una mensilità in più. C’è già da scommettere che anche su questa mozione ne vedremo delle belle.