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martedì 7 ottobre 2014

NO DEL CAPO DELLA POLIZIA ALL'ABOLIZIONE DEI LIMITI DI ALTEZZA


Sulla proposta di legge che vuole eliminare i limiti di altezza per l’assunzione nell’esercito e nelle forze di Polizia si è, forse, abbattuto un macigno che potrebbe bloccarne la strada che sembrava essere spianata. Qualche giorno fa il Capo della Polizia Alessandro Pansa ha inviato una memoria alle commissioni Affari Costituzionali e Difesa, che stanno esaminando il provvedimento in congiunta, bocciando seccamente il contenuto della proposta di legge. Almeno per quanto riguarda le forze di polizia nella sua relazione Pansa scrive “si rende, pertanto, indispensabile che ai fini del reclutamento del personale delle forze di polizia si continui a poter fare affidamento sui limiti di altezza, nonché sugli altri requisiti previsti dalle disposizioni in vigore”. Una presa di posizione così netta di un altissimo dirigente del Viminale come il capo della polizia prelude con tutta probabilità ad una posizione contraria dello stesso Ministero dell’Interno, e dunque del governo, a meno di non voler sconfessare clamorosamente la polizia. Un bel problema dunque davanti ad un parlamento che sembrava assolutamente favorevole a questa proposta di legge, con il Senato che l’aveva già approvata all’unanimità e con la Camera che si apprestava a chiedere la sede legislativa in commissione per licenziare definitivamente l’abolizione dei limiti di altezza per polizia e forze armate.

mercoledì 25 settembre 2013

L'ABOLIZIONE DELLE PRONVICE FINISCE VITTIMA DI FEMMINICIDIO



Chi avrebbe mai immaginato che la tanto attesa abolizione delle province rischia seriamente di finire vittima del femminicidio? Al di là delle battute che la riforma delle province salti definitivamente è un’ipotesi più che probabile e l’operazione si può compiere tra poche ore all’interno del decreto legge 93, quello sul femminicidio. In quel provvedimento c’è un articolo, il 12, che proroga fino a giugno 2014 i commissariamenti effettuati dal governo Monti e ne dispone di nuovi per le amministrazioni provinciali che andranno a scadenza da qui a giugno 2014. Il governo, come spiega nella stessa relazione al decreto, è stato costretto a varare questa norma per evitare che, a seguito della bocciatura operata dalla Consulta delle norme varate dal governo Monti in tema di riforma delle province, una ventina di queste tornasse al voto alla prima finestra elettorale utile.
Inutile dire che, in questo caso l’abolizione delle province verrebbe di fatto archiviata, perché nel migliore dei casi si dovrebbe aspettare altri 5 anni dal momento che sarebbe impensabile sciogliere e abolire un’amministrazione democraticamente eletta dal voto dei cittadini. A fronte di ciò desta grande sorpresa che tra gli oltre 400 emendamenti presentati in commissione affari costituzionali al Dl sul femminicidio, tutti i gruppi, tranne M5S e Scelta Civica, abbiano presentato un emendamento soppressivo dell’articolo 12, Pd e Pdl compresi. Questo significa che se tale soppressione sarà a approvata, e a questo punto ci sono tutti i presupposti, i partiti hanno finalmente colto la tanto sospirata occasione per salvare le province.
Se per farlo ci sarà bisogno di sconfessare doppiamente il governo, stracciandogli di netto un articolo del decreto e facendo carta straccia della riforma costituzionale per la quale Franceschini ha chiesto l’urgenza, pazienza. Un presidente di provincia ed una giunta valgon bene un ceffone al governo.