Sulla proposta di legge che vuole eliminare i limiti di
altezza per l’assunzione nell’esercito e nelle forze di Polizia si è, forse,
abbattuto un macigno che potrebbe bloccarne la strada che sembrava essere
spianata. Qualche giorno fa il Capo della Polizia Alessandro Pansa ha inviato
una memoria alle commissioni Affari Costituzionali e Difesa, che stanno
esaminando il provvedimento in congiunta, bocciando seccamente il contenuto
della proposta di legge. Almeno per quanto riguarda le forze di polizia nella
sua relazione Pansa scrive “si rende, pertanto, indispensabile che ai fini del
reclutamento del personale delle forze di polizia si continui a poter fare
affidamento sui limiti di altezza, nonché sugli altri requisiti previsti dalle
disposizioni in vigore”. Una presa di posizione così netta di un altissimo
dirigente del Viminale come il capo della polizia prelude con tutta probabilità
ad una posizione contraria dello stesso Ministero dell’Interno, e dunque del
governo, a meno di non voler sconfessare clamorosamente la polizia. Un bel
problema dunque davanti ad un parlamento che sembrava assolutamente favorevole
a questa proposta di legge, con il Senato che l’aveva già approvata all’unanimità
e con la Camera che si apprestava a chiedere la sede legislativa in commissione
per licenziare definitivamente l’abolizione dei limiti di altezza per polizia e
forze armate.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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martedì 7 ottobre 2014
mercoledì 25 settembre 2013
L'ABOLIZIONE DELLE PRONVICE FINISCE VITTIMA DI FEMMINICIDIO
Chi avrebbe mai immaginato che la tanto attesa abolizione
delle province rischia seriamente di finire vittima del femminicidio? Al di là
delle battute che la riforma delle province salti definitivamente è un’ipotesi
più che probabile e l’operazione si può compiere tra poche ore all’interno del
decreto legge 93, quello sul femminicidio. In quel provvedimento c’è un
articolo, il 12, che proroga fino a giugno 2014 i commissariamenti effettuati
dal governo Monti e ne dispone di nuovi per le amministrazioni provinciali che
andranno a scadenza da qui a giugno 2014. Il governo, come spiega nella stessa
relazione al decreto, è stato costretto a varare questa norma per evitare che,
a seguito della bocciatura operata dalla Consulta delle norme varate dal
governo Monti in tema di riforma delle province, una ventina di queste tornasse
al voto alla prima finestra elettorale utile.
Inutile dire che, in questo caso l’abolizione delle province
verrebbe di fatto archiviata, perché nel migliore dei casi si dovrebbe
aspettare altri 5 anni dal momento che sarebbe impensabile sciogliere e abolire
un’amministrazione democraticamente eletta dal voto dei cittadini. A fronte di
ciò desta grande sorpresa che tra gli oltre 400 emendamenti presentati in
commissione affari costituzionali al Dl sul femminicidio, tutti i gruppi,
tranne M5S e Scelta Civica, abbiano presentato un emendamento soppressivo dell’articolo 12, Pd
e Pdl compresi. Questo significa che se tale soppressione sarà a approvata, e a
questo punto ci sono tutti i presupposti, i partiti hanno finalmente colto la
tanto sospirata occasione per salvare le province.
Se per farlo ci sarà bisogno di sconfessare doppiamente il
governo, stracciandogli di netto un articolo del decreto e facendo carta
straccia della riforma costituzionale per la quale Franceschini ha chiesto l’urgenza,
pazienza. Un presidente di provincia ed una giunta valgon bene un ceffone al
governo.
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