Sabato 20 febbraio sulla stampa quotidiana sono stati
pubblicati numerosi articoli in cui si riportavano quelle che sarebbero state
le intenzioni del Presidente Grasso in merito all’emendamento Marcucci e a
molti altri premissivi in vista della
ripresa dell’esame del ddl sulle unioni civili.
In questi articoli si ipotizzava che il Presidente del
Senato dichiarerebbe inammissibili tali emendamenti con la motivazioni che,
nella situazione che si è venuta a creare dopo il ritiro da parte della Lega di
circa 4500 emendamenti, il ricorso ad uno strumento che avrebbe prodotto
effetti preclusivi sulle proposte emendative successive, come appunto l’emendamento
Marcucci, costituirebbe un’arma sproporzionata e impropria.
Poiché non si tratta di dichiarazioni ufficiali, bensì di
valutazioni del presidente del Senato “fatte filtrare” alla stampa è doveroso
attendere gli atti ufficiali (eventuale dichiarazione delle inammissibilità) e
soprattutto le motivazioni, se vi saranno, di tali atti.
Per il momento si può solo sottolineare che, se l’emendamento
Marcucci e gli altri cangurini verranno dichiarati inammissibili sulla base
delle motivazioni anticipate sulla stampa, la soluzione lascerebbe non poche
perplessità e, ancora una volta porrebbe precedenti preoccupanti. Insomma è il
classico caso in cui la toppa sarebbe peggiore del buco.
Le valutazioni pubblicate sui giornali hanno certamente una
logica politica. Il problema è che l’ammissibilità di una proposta emendativa
non dovrebbe rispondere a valutazioni politiche, ma solo a valutazioni tecniche
alla luce delle norme regolamentari.
In questo senso al Senato è l’articolo 97 che detta le norme
in tema di ammissibilità, poiché però la lettera di tale articolo dice poco, è
importante rifarsi alla circolare del presidente del Senato del gennaio 1997. questa
al punto 5.5 specifica che “Sono
inammissibili gli emendamenti privi di reale portata modificativa, salvo che
intendano apportare correzioni di forma, nel qual caso vanno esaminati e votati
in sede di coordinamento”.
Ora se un emendamento come
quello Marcucci è da ritenersi inammissibile perché non ha reale portata
modificativa, o per qualsiasi altro criterio, questo rimane tale sia che sul tavolo
vi siano 10.000 emendamenti, sia che ve ne siano poche decine.
Nelle sedute della settimana
scorsa è vero che non si è arrivati al momento dello speech sull’ammissibilità
degli emendamenti, ma a leggere il dibattito tutto lasciava ritenere che l’emendamento
Marcucci sarebbe stato posto in votazione ( e lo sarebbe stato per primo),
dunque la settimana scorsa sarebbe stato considerato ammissibile, mentre a
sette giorni di distanza con tutta probabilità sarà dichiarato inammissibile.
Se ciò si verificherà, ci
auguriamo davvero, che il Presidente Grasso non metta a verbale, ponendo dunque
il precedente, le motivazioni “politiche” che lui o chi per lui avrebbe fatto
arrivare alla stampa.
Un conto è la valutazione
che, come alla Camera, opera il presidente di assemblea quando decide di
ricorrere a votazioni riassuntive o per principi a fronte del numero di
emendamenti presentati, un altro è invece dichiarare o non dichiarare
ammissibile una proposta emendativa in base ad una valutazione che non riguarda
la natura e le caratteristiche di quella proposta, ma elementi ad essa estranei
ed esterni come il numero totale di proposte emendative all’esame.

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