lunedì 22 febbraio 2016

IL RISCHIO CHE LA TOPPA SUL CANGURO SIA PEGGIORE DEL BUCO


Sabato 20 febbraio sulla stampa quotidiana sono stati pubblicati numerosi articoli in cui si riportavano quelle che sarebbero state le intenzioni del Presidente Grasso in merito all’emendamento Marcucci e a molti altri premissivi  in vista della ripresa dell’esame del ddl sulle unioni civili.
In questi articoli si ipotizzava che il Presidente del Senato dichiarerebbe inammissibili tali emendamenti con la motivazioni che, nella situazione che si è venuta a creare dopo il ritiro da parte della Lega di circa 4500 emendamenti, il ricorso ad uno strumento che avrebbe prodotto effetti preclusivi sulle proposte emendative successive, come appunto l’emendamento Marcucci, costituirebbe un’arma sproporzionata e impropria.
Poiché non si tratta di dichiarazioni ufficiali, bensì di valutazioni del presidente del Senato “fatte filtrare” alla stampa è doveroso attendere gli atti ufficiali (eventuale dichiarazione delle inammissibilità) e soprattutto le motivazioni, se vi saranno, di tali atti.
Per il momento si può solo sottolineare che, se l’emendamento Marcucci e gli altri cangurini verranno dichiarati inammissibili sulla base delle motivazioni anticipate sulla stampa, la soluzione lascerebbe non poche perplessità e, ancora una volta porrebbe precedenti preoccupanti. Insomma è il classico caso in cui la toppa sarebbe peggiore del buco.
Le valutazioni pubblicate sui giornali hanno certamente una logica politica. Il problema è che l’ammissibilità di una proposta emendativa non dovrebbe rispondere a valutazioni politiche, ma solo a valutazioni tecniche alla luce delle norme regolamentari.
In questo senso al Senato è l’articolo 97 che detta le norme in tema di ammissibilità, poiché però la lettera di tale articolo dice poco, è importante rifarsi alla circolare del presidente del Senato del gennaio 1997. questa al punto 5.5 specifica che “Sono inammissibili gli emendamenti privi di reale portata modificativa, salvo che intendano apportare correzioni di forma, nel qual caso vanno esaminati e votati in sede di coordinamento”.
Ora se un emendamento come quello Marcucci è da ritenersi inammissibile perché non ha reale portata modificativa, o per qualsiasi altro criterio, questo rimane tale sia che sul tavolo vi siano 10.000 emendamenti, sia che ve ne siano poche decine.
Nelle sedute della settimana scorsa è vero che non si è arrivati al momento dello speech sull’ammissibilità degli emendamenti, ma a leggere il dibattito tutto lasciava ritenere che l’emendamento Marcucci sarebbe stato posto in votazione ( e lo sarebbe stato per primo), dunque la settimana scorsa sarebbe stato considerato ammissibile, mentre a sette giorni di distanza con tutta probabilità sarà dichiarato inammissibile.
Se ciò si verificherà, ci auguriamo davvero, che il Presidente Grasso non metta a verbale, ponendo dunque il precedente, le motivazioni “politiche” che lui o chi per lui avrebbe fatto arrivare alla stampa.

Un conto è la valutazione che, come alla Camera, opera il presidente di assemblea quando decide di ricorrere a votazioni riassuntive o per principi a fronte del numero di emendamenti presentati, un altro è invece dichiarare o non dichiarare ammissibile una proposta emendativa in base ad una valutazione che non riguarda la natura e le caratteristiche di quella proposta, ma elementi ad essa estranei ed esterni come il numero totale di proposte emendative all’esame. 

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