Sulla vicenda di questi due
ultimi giorni che ha portato al rinvio alla prossima settimana dell’esame del
disegno di legge sulle unioni civili è necessario distinguere due aspetti. Il
primo riguarda le varie posizioni nel merito della legge proposta che sono,
ovviamente, tutte legittime. Il secondo riguarda invece le procedure, i
regolamenti e il principio della funzione delle assemblee parlamentari.
Sotto questo profilo, per nulla
secondario o formale, l’ormai noto
emendamento Marcucci (emendamento n. 01.6000) presentava più di una criticità.
Per chi vuole capire meglio la questione è consigliabile leggere dai resoconti
stenografici l’intervento svolto ieri dal Senatore Schifani (tecnicamente
impeccabile) ed anche quello del Senatore Quagliariello (interessante è
comunque l’intero dibattito che si svolge sull’ordine dei lavori e che si
conclude con il rinvio dell’esame al giorno successivo).
Questo emendamento, il contenuto
del quale è stato spiegato nel post di ieri, aveva come finalità quella di far
decadere la maggior parte degli emendamenti presentati. Dunque qualche argomento
a suo sostegno (valido per la dialettica più che per il diritto parlamentare)
vi era finchè sul tavolo vi erano migliaia di emendamenti presentati che
avrebbero esteso a dismisura l’esame della legge.
Nel momento in cui la quasi
totalità di questi emendamenti sono stati ritirati (ad opera del gruppo Lega) l’emendamento
Marcucci non ha più alcuna giustificazione, se non quella (inaccettabile sotto
il profilo tecnico) di impedire che si esaminino e si votino un numero di
proposte emendative assolutamente accettabile.
Oltre a questa che costituisce la
principale motivazione contro l’emendamento Marcucci, vi sono altre questioni
di non poco conto da considerare. La prima riguarda l’ordine di votazione sugli
emendamenti presentati. Procedure consolidate e regolamenti prevedono che nell’ordine
di votazione, sia in commissione che in aula, si votino prima gli emendamenti
più lontani dal testo in esame e poi quelli più vicini ad esso. Se si legge l’emendamento
Marcucci non si può non concordare sul fatto che questo sia per nulla contrario
al testo in esame. Come tale doveva essere posto in votazione dopo un certo
numero di altri emendamenti premissivi. Dal fascicolo degli emendamenti
disposto per la seduta di ieri, invece, l’emendamento Marcucci era il primo sul
quale l’aula del Senato sarebbe stata chiamata a pronunciarsi.
Altra criticità di non poco conto
è quella che riguarda l’ammissibilità stessa dell’emendamento. Il regolamento
del Senato ed una circolare del presidente del Senato stabiliscono che siano
ammissibili solo emendamenti che abbiano concretamente portata innovativa e
modificativa del testo in esame. L’emendamento Marcucci recava solo una
modifica formale al testo, premettendo un articolo 01 all’articolo 1, ma nei
principi non faceva che confermare e rafforzare i principi già espressi dagli
articoli successivi.
Alla luce di quanto sopra, l’approvazione
di un siffatto emendamento, sia che si riferisse ad un testo sulle unioni
civili, sia che riguardasse qualsiasi altra materia, avrebbe recato un grave
vulnus alle prerogative di un’assemblea parlamentare e allo stesso iter legis.

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