martedì 25 marzo 2014

COSA SI VOTA QUESTA SETTIMANA ALLA CAMERA



Settimana di transizione quella di lavoro che oggi entra nel vivo alla Camera. I provvedimenti all’ordine del giorno sono molto numerosi, ma non essendovi tra loro provvedimenti del governo, si possono considerare non di primissima fascia.
Questa settimana, almeno secondo i piani, doveva vedere l’approdo in aula del salva Roma ter, che invece è rimasto all’esame delle commissioni bilancio e finanze.
Spazio dunque ad una lunga serie di disegni di legge di iniziativa parlamentare, tra i quali spiccano in particolare quelli sullo scambio politico-mafioso che torna in terza lettura dal Senato e il ddl sulle così dette dimissioni in bianco.
Oggi però si parte con le mozioni relative agli eventi alluvionali che hanno colpito il Veneto e l’Emilia Romagna. Quindi è la volta del ddl sulle dimissioni in bianco. 
Al terzo punto dell’ordine del giorno vi è poi l’autorizzazione a procedere in giudizio richiesta dal così detto tribunale dei ministri della corte d’Appello di Milano nei confronti di Vittoria Brambilla, ministro del turismo all’epoca dei fatti.
La Brambilla è accusata di aver fatto un uso improprio di un elicottero dei Carabinieri per intervenire a due eventi pubblici. La relazionepreparata dalla giunta per le autorizzazioni chiederà all’aula di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere ( va segnalato che anche la procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione della denuncia nei confronti dell’allora ministro Brambilla).
La giornata di oggi dovrebbe chiudersi con questo punto e quindi dovrebbe slittare a domani la proposta di legge sullo scambio politicomafioso, tema sul quale si registra il forte dissenso di Forza Italia che ha presentato moltissimi emendamenti e si prepara a dar vita all’ostruzionismo in aula.
A seguire c’è il disegno di legge delega sulle pene detentive non carcerarie e un grappolo di mozioni, che probabilmente in gran parte slitteranno alle prossime settimane sugli argomenti più disparati, dai parametri sul deficit pubblico, alla parità di genere nello sport, dal sostegno al settore del turismo ai recenti terremoti verificatisi in Campania e nella provincia di Campobasso.  

venerdì 21 marzo 2014

UN'INTERPELLANZA SMASCHERA IL GOVERNO SULLA SPENDING REVIEW



Rispondendo questa mattina alla Camera ad un’interpellanzapresentata dal gruppo 5 stelle, a prima firma del deputato Cozzolino, il governo ha ammesso ufficialmente che ad oggi in tema di spending review non può fornire un dato certo sui risparmi attesi per il 2014 e, ovviamente per gli anni successivi.
In primo luogo va sottolineato come nessuno del Ministero dell’Economia e delle Finanze si sia presentato a Montecitorio per rispondere non solo a questa ma anche  ad altre due interpellanze. Una scorrettezza abbastanza istituzionale abbastanza grave nei confronti degli interroganti e della Camera per nulla rimarcata dal presidente di turno di Maio.
Nella risposta letta da un sottosegretario alle infrastrutture, il governo mette agli atti del Parlamento che il piano Cottarelli è una semplice bozza e che dunque si deve considerare una semplice traccia di lavoro. Quindi dichiara “Esiste, quindi, per l'anno in corso, un range tra i 3 e i 5 miliardi su 8 mesi all'interno del quale, come precisato dallo stesso dottor Cottarelli nella sua replica dinanzi alla Commissione bilancio del Senato, spetterà al Governo, come è ovvio che sia, decidere dove posizionarsi. In tali decisioni, come ha ribadito solo mercoledì scorso il Presidente del Consiglio in quest'Aula, il Parlamento sarà pienamente coinvolto, nelle sedi e con le modalità opportune”.  Range…il parlamento sarà coinvolto..il governo deve decidere dove posizionarsi..Equilibrismi verbali che alla domanda posta di avere un dato certo sulle risorse attese per quest’anno risponde “Non siamo in grado di fornirle”.
Buio da parte del governo anche per quanto riguarda le risorse che dovranno provenire dalla spending review ma non saranno utilizzabili perché già accantonate: “Anche in questo caso, dunque, una valutazione compiuta delle risorse, che sarà possibile destinare a misure di altra natura, deve necessariamente essere rinviata ad una fase più avanzata di definizione degli interventi di revisione della spesa da parte del Governo.
A giudicare dalla risposta fornita oggi dal governo, gli 80 euro in busta previsti per maggio, pochi o tanti che siano, più che una promessa sono, almeno per ora un miraggio.

giovedì 20 marzo 2014

PER L'ITALIA SOTTO I 20 DEPUTATI DA UN MESE, MA ALLA CAMERA NESSUNO SE NE E' ACCORTO



Il gruppo parlamentare “Per L’Italia”, costituitosi alla Camera a seguito della scissione di alcuni deputati da Scelta Civica, dal 12 febbraio scorso è composto da “soli” 19 membri. La fuoriuscita del Deputato Stefano Quintarelli, tornatosene nel gruppo di Scelta Civica, ha determinato la discesa sotto la fatidica quota 20. Il Regolamento della Camera, all’articolo 14 comma 1, prevede infatti che un gruppo parlamentare possa essere costituito solo se formato da un minimo di 20 deputati. E 20 erano appunto i deputati che il 10 dicembre 2013 avevano rotto con Scelta Civica e dato vita a questo nuovo gruppo.
Ovviamente un gruppo parlamentare può anche essere costituito in deroga, come prevede il comma 2 dell’articolo 14, ovvero può nascere anche con meno di 20 deputati, a patto però che siano rispettate alcune regole. La prima è che la deroga deve essere richiesta esplicitamente all’ufficio di Presidenza. La seconda è che la deroga viene concessa sempre dall’Ufficio di Presidenza di Montecitorio se il gruppo è espressione di un partito politico che si è presentato alle elezioni con il proprio simbolo in un certo numero di circoscrizioni e ha ottenuto almeno 300.000 voti a livello nazionale od un quoziente in un collegio.
La costituzione in deroga a norma dell’articolo 14 comma 2 del Regolamento è quanto accaduto per il gruppo Fratelli d’Italia composto da soli 9 deputati. I deputati che poi hanno dato vita al gruppo avevano chiesto di ottenere una deroga e la concessione della deroga fu comunicata ufficialmente in aula nella seduta del 2 aprile 2013.
Invece per quanto riguarda il gruppo “Per l’Italia”, non ostante sia ormai da più di un mese sotto soglia di sopravvivenza nulla si è detto di ufficiale fino ad oggi. Le procedure prevedono infatti che, nel momento in cui un gruppo scende sotto soglia, la presidenza gli invii una comunicazione che annuncia la perdita del “diritto” all’esistenza in vita (a norma dell’articolo 14 comma 1). A fronte di questa comunicazione il gruppo interessato chiede una deroga, e l’ufficio di Presidenza decide se accettarla o meno. Le prime due comunicazioni non sono pubbliche, quindi non si può sapere se siano state formalizzate o meno. La concessione della deroga, però, viene annunciata in aula e questo ad oggi non si è ancora verificato. Tanto è vero che se si guarda la scheda del gruppo Per l’Italia (nel portale accessibile in intranet) si legge ancora la dicitura gruppo costituito ai sensi dell’articolo 14 comma 1, il che non è più valido.
Ovviamente, Per l’Italia non avrebbe alcun problema ad ottenere la deroga, a patto però che dichiari di essere espressione dell’Udc, ovvero un partito che risponde alle caratteristiche del comma 2 dell’articolo 14. Dentro al gruppo ci sono i deputati dell’Udc, ma non solo loro, visto che vi sono deputati eletti con Scelta Civica e che ora hanno dato vita alla nuova formazione di Per l’Italia. Chi sa se non sia proprio questo aspetto ad indurre qualcuno all’interno del gruppo di Per l’Italia a far finta che nulla sia accaduto.
Eppure un passaggio formale, da parte dell’ufficio di Presidenza deve esserci, come dimostra il precedente della XV legislatura relativo all’Italia dei Valori. Il 15 settembre 2006 l’IDV scese sotto quota 20 deputati. L’ufficio di Presidenza affrontò la questione il 27 settembre successivo, e il 28 settembre il presidente della Camera comunicò che l’intervenuto cambiamento nella composizione del gruppo non ne comportava lo scioglimento perché l’Idv rispondeva comunque ai requisiti previsti dall’articolo 14 comma 2.
Passaggio formale, dunque, ma che non può non esserci. E il fatto che non si sia ancora verificato costituisce un’altra anomalia di questa legislatura.