giovedì 20 giugno 2013

IL PRESIDENTE E' FUORI STANZA STA FACENDO IL SEGRETARIO DI PARTITO



La commissione Attività produttive della Camera storicamente, ed anche per le competenze che le sono assegnate, non ha mai lavorato tantissimo e comunque meno di molte altre commissioni permanenti. Forse è per questo che i suoi membri trovano normale che essa sia presieduta da un presidente assente.
Guglielmo Epifani né è stato eletto presidente il 7 maggio scorso. Pochi giorni dopo la sorte ha voluto che divenisse segretario del Pd, col compito non facile di traghettare il partito al congresso. Da quel momento lo scranno più alto della decima commissione è rimasto molto sovente vuoto, o meglio ceduto ai vice Abbrignani e Crippa.
Se si vanno a scorrere i resoconti in cui è riportato chi presiede, e soprattutto quelli delle sedute in cui si vota, dalla seduta dal sette maggio ad oggi si vede che Epifani risulta presente e svolge le proprie funzioni nella sola seduta del 5 giugno per quanto riguarda il mese corrente. A maggio, oltre a quella in cui è stato eletto, Epifani presiede la seduta dell’8 maggio, anche se va detto che per il resto del mese la Commissione non ha mai lavorato ne in consultiva, ne in referente, ma si è dedicata solo a pareri e uffici di presidenza.
La tendenza all’assenteismo del presidente Epifani sembra comunque ben delineata, anche perché il ruolo di segretario Pd lascia assai poco spazio per altre attività di natura istituzionale. Ma il punto è proprio qui, perché Epifani non rinuncia alla presidenza della Commissione X che materialmente non riesce ad esercitare? Ci auguriamo che non sia per mantenere uffici e segreterie messe a disposizione e pagate dalla Camera che torneranno utili e comode quando non sarà più segretario del Pd.

mercoledì 19 giugno 2013

M5S CHIEDE SPOSENSIONE RATA RIMBORSI ELETTORALI 2013, I MEDIA LO IGNORANO


Dopo averne parlato per mesi e soffiato sul fuoco dell’indignazione popolare, i media sembrano aver snobbato completamente l’inizio alla camera dell’iter di riforma del finanziamento pubblico. E' un peccato perché fin dalla prima seduta della commissione affari costituzionali sono emersi aspetti interessanti, come quello, che forse sarebbe opportuno segnalare all’opinione pubblica, relativo al fatto che la rata di rimborsi per il 2013, pari a poco più di 91 milioni di euro, verrà comunque percepita per intero dai partiti. La legge infatti (l.157/199 art.1 comma 6) prevede che i rimborsi elettorali siano erogati entro il 31 luglio di ogni anno.
E’ proprio per questo che il M5S con un’inattesa accortezza politico-parlamentare, ha chiesto con uno dei suoi rappresentanti in commissione, Danilo Toninelli, che il governo intervenga con un decreto per sospendere l’erogazione dei rimborsi 2013, in attesa che il Parlamento abbia approvato la nuova legge di riforma. (Vedi resoconto di seguito riportato)
Il Ministro per le Riforme Quagliariello, presente ieri in commissione è rimasto spiazzato dalla richiesta mirata che, evidentemente, non si aspettava e che potrebbe mettere il governo in difficoltà. Per il momento non si è pronunciato e, almeno per ora, i media, sempre quelli che hanno portato avanti la campagna contro i soldi pubblici ai partiti, gli hanno dato una mano, tacendo completamente sulla richiesta avanzata dai cinque stelle che, però, a quanto risulta a questo blog, stanno già preparando altre iniziative parlamentari sulla questione sul quale sarà difficile svicolare.

martedì 18 giugno 2013

PARTE LA RIFORMA DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO, COSA DICE IL DDL DEL GOVERNO


Oggi in commissiona affari costituzionali è iniziato l'esame delle proposte di riforma del finanziamento pubblico ai partiti. Ecco cosa propone il testo presentato dal governo Letta.
La proposta di legge del governo si compone di due parti. Una riguarda il finanziamento dei partiti, dei movimenti e delle formazioni politiche (art 1; 8-14), l’altra detta una serie di norme volte a favorire e realizzare la democrazia interna ai partiti, la trasparenza e i controlli sulla gestione degli stessi.
Per quanto riguarda il finanziamento pubblico il combinato disposto degli articoli 1 e 14 procede sia all’abolizione sia del sistema dei rimborsi elettorali, sia del sistema del cofinanziamento, come introdotto dalla legge 96/2012, ma lo fa in maniera estremamente graduale, al punto che la vera è propria eliminazione di queste due forme di finanziamento entrerà a regime solo nel 2017 (il quarto esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge). Inutile dire che se l’approvazione della legge invece che nel 2013 avviene nel 2014 o dopo, tutto il meccanismo slitta di un anno o più. Il testo prevede all’articolo 14 che per il 2013 i rimborsi elettorali e il cofinanziamento verranno percepiti per intero dagli aventi diritto (facendo un calcolo a mente e senza i dati che la tesoreria della Camera può fornire, lo stato erogherà in totale per rimborsi e confinanziamento nel 2013 circa 104 milioni di euro). Nel 2014 si applica una riduzione del 40% al finanziamento spettante, nel 2015 una riduzione del 50% e nel 2016 una riduzione del 60%.
In sostituzione del sistema di finanziamento pubblico la legge individua 2 modalità di finanziamento per i partiti. La prima consiste nei contributi volontari con un regime fiscale agevolato che i cittadini erogano ai partiti (art.9) Per accedere a questa forma di finanziamento e alle altre i partiti debbono avere determinate caratteristiche individuate dall’articolo 8 e presentare una domanda. In primo luogo i partiti debbono essere iscritti nel registro istituito dall’articolo 4 (di cui si dirà di seguito), quindi possono accedere ai contributi privati volontari i partiti o movimenti che nell’ultima consultazione elettorale abbiano eletto almeno un candidato alla Camera, al Senato, in uno dei consigli Regionali o al Parlamento europeo, oppure abbiano presentato nelle medesime elezioni candidati in almeno 3 circoscrizioni alla Camera, in almeno tre regioni al Senato, in un consiglio regionale o in almeno una delle circoscrizioni del parlamento europeo. Per i contributi volontari ai partiti la legge prevede una detrazione dall’Irpef pari al 52% per importi tra 50 e 5.000 euro annui, pari al 26% per importi compresi tra 5.001 e 20.000 euro annui ( la normativa vigente prevede dal 2014 una detrazione del 26% sugli importi da 50 a 10.000 euro Dunque la norma aumenta le detrazioni fiscali previste per i contributi ai partiti). Sempre l’articolo 9 prevede la possibilità di detrarre dall’Irpef il 52% delle spese sostenute per l’iscrizione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti, fino ad un importo massimo di 500 euro annui. Infine sono previste detrazioni dall’Ires del 26% su importi compresi tra 50 e 100.000 euro annui versati da società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, enti privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali; Tutti questi soggetti per accedere al beneficio fiscale non debbono avere al loro in terno partecipazioni pubbliche e i loro titoli non debbono essere negoziati in mercati regolamentati italiani e esteri. (L’attuale normativa prevede una detrazione del 19% per importi da 51,65 a 103.291 euro, detrazione che però vale anche per le società partecipate dal pubblico). [In relazione a questo articolo sarebbe bene prevedere il divieto per le società o aziende che detengono concessioni pubbliche di poter effettuare contributi ai partiti]. Si segnala che queste agevolazioni entreranno in vigore dal 2014 andandosi a cumulare alla parte rimanente di finanziamento pubblico fino al 2017