La legge sull’omofobia spacca il
Pd, o meglio pone su due posizioni diametralmente opposte i deputati della
commissione giustizia e quelli della Commissione Affari istituzionali.
Questi i fatti. La commissione
Affari Costituzionali era chiamata ad esprimere un parere sul testo licenziato
dalla commissione giustizia. La relatrice Centemero del Pdl, nel tentativo di
azzoppare il più possibile la legge in questione, ha proposto alla commissione
un parere non solo di natura politica, anziché tecnica, ma anche dannoso.
Proprio come era successo nella scorsa legislatura, anche in questa occasione
si è paventato che inserire omofobia e trans fobia nelle discriminazioni punite
dalla legge Reale-Mancino comportasse il rischio di introdurre reati di opinione.
Così per evitare questo rischio l’on. Centemero ha pensato bene di porre due
condizioni che depotenziavano non solo l’istigazione a commettere
discriminazioni e/o violenze di natura omofoba, ma anche quelle di natura
raziale, etnica, nazionale o religosa. Lo strumento utilizzato è sono un
avverbio e un aggettivo. Nel primo caso la condizione posta dal parere prevede
che chi istiga a discriminare lo debba fare apertamente. Nel secondo invece l’attuale
divieto nei confronti di organizzazioni, associazioni ecc. che oggi è previsto
per chi ha tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione e alla
violenza ecc, secondo il parere della prima commissione dovrebbe valere solo per
chi ha tra i suoi scopi l’aperto incitamento.
Questo parere è stato ovviamente
massacrato dalla Presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti(Pd),
sostenendo che “ recependo la condizione
della I Commissione, si introdurrebbero ulteriori elementi di qualificazione
della condotta, che produrrebbero l'effetto di ridurre l'ambito di applicazione
della legge Reale-Mancino: non solo quando le ipotesi discriminatorie e di
violenza previste dall'articolo 3 siano motivate da omofobia o transfobia, ma
anche quando esse siano dovute a motivi razziali, etnici, nazionali o
religiosi. Si aprirebbe, quindi, un tema completamente nuovo, che non attiene più all'estensione
dell'articolo 3 della legge Reale-Mancino alle ipotesi di omofobia e
transfobia, bensì alla riduzione dell'ambito di applicazione dell'articolo 3
nel suo complesso”.
Risultato la commissione
giustizia ha approvato il testo della legge sull’omofobia per l’aula senza
recepire le condizioni del parere della prima commissione.
La cosa clamorosa, riguarda però,
gli interventi svolti da alcuni esponenti di rilievo del Pd in commissione
Affari Costituzionali, che pur esprimendo dubbi sul parere si sono dichiarati
comunque a favore. L’intervento più sofferto è stato quello di Emanuele Fiano,
a sua volta oggetto in passato di discriminazioni, come lui stesso ha
ricordato, che però ha accettato, a questo punto non si sa se è peggio se per
vincolo di maggioranza o convinzione personale, di votare a favore del parere. Sulla
stessa linea anche Rosy Bindi, che ha espresso perplessità sul parere ma lo ha
votato “nell'augurarsi che l'intento e l'effetto della modifica legislativa
proposta dal parere sia quella che si afferma dover essere”. Sulla stessa linea
del non vorrei ma voto si, anche Barbara Pollastrini.
Certamente un black out da parte
dei democrat della prima commissione, ma anche un clamoroso episodio di scontro
tra commissioni, con la commissione affari costituzionali che per l’ennesima
volta in questa settimana non ha certamente dato buona prova di se, dopo l’esame
della legge di riforma costituzionale, svolto alla velocità di un pit stop di
formula 1 e il non esame degli emendamenti presentati al ddl sul finanziamento
ai partiti.
Il resoconto degli interventi Pd in I commissione
