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lunedì 5 agosto 2013

IL PD SI SPACCA SULL'OMOFOBIA E VOTA UN PARERE CHE INDEBOLISCE LA LEGGE REALE-MANCINO



La legge sull’omofobia spacca il Pd, o meglio pone su due posizioni diametralmente opposte i deputati della commissione giustizia e quelli della Commissione Affari istituzionali.
Questi i fatti. La commissione Affari Costituzionali era chiamata ad esprimere un parere sul testo licenziato dalla commissione giustizia. La relatrice Centemero del Pdl, nel tentativo di azzoppare il più possibile la legge in questione, ha proposto alla commissione un parere non solo di natura politica, anziché tecnica, ma anche dannoso. Proprio come era successo nella scorsa legislatura, anche in questa occasione si è paventato che inserire omofobia e trans fobia nelle discriminazioni punite dalla legge Reale-Mancino comportasse il rischio di introdurre reati di opinione. Così per evitare questo rischio l’on. Centemero ha pensato bene di porre due condizioni che depotenziavano non solo l’istigazione a commettere discriminazioni e/o violenze di natura omofoba, ma anche quelle di natura raziale, etnica, nazionale o religosa. Lo strumento utilizzato è sono un avverbio e un aggettivo. Nel primo caso la condizione posta dal parere prevede che chi istiga a discriminare lo debba fare apertamente. Nel secondo invece l’attuale divieto nei confronti di organizzazioni, associazioni ecc. che oggi è previsto per chi ha tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione e alla violenza ecc, secondo il parere della prima commissione dovrebbe valere solo per chi ha tra i suoi scopi l’aperto incitamento.
Questo parere è stato ovviamente massacrato dalla Presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti(Pd), sostenendo che “ recependo la condizione della I Commissione, si introdurrebbero ulteriori elementi di qualificazione della condotta, che produrrebbero l'effetto di ridurre l'ambito di applicazione della legge Reale-Mancino: non solo quando le ipotesi discriminatorie e di violenza previste dall'articolo 3 siano motivate da omofobia o transfobia, ma anche quando esse siano dovute a motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Si aprirebbe, quindi, un tema completamente nuovo, che non attiene più all'estensione dell'articolo 3 della legge Reale-Mancino alle ipotesi di omofobia e transfobia, bensì alla riduzione dell'ambito di applicazione dell'articolo 3 nel suo complesso”.
Risultato la commissione giustizia ha approvato il testo della legge sull’omofobia per l’aula senza recepire le condizioni del parere della prima commissione.
La cosa clamorosa, riguarda però, gli interventi svolti da alcuni esponenti di rilievo del Pd in commissione Affari Costituzionali, che pur esprimendo dubbi sul parere si sono dichiarati comunque a favore. L’intervento più sofferto è stato quello di Emanuele Fiano, a sua volta oggetto in passato di discriminazioni, come lui stesso ha ricordato, che però ha accettato, a questo punto non si sa se è peggio se per vincolo di maggioranza o convinzione personale, di votare a favore del parere. Sulla stessa linea anche Rosy Bindi, che ha espresso perplessità sul parere ma lo ha votato “nell'augurarsi che l'intento e l'effetto della modifica legislativa proposta dal parere sia quella che si afferma dover essere”. Sulla stessa linea del non vorrei ma voto si, anche Barbara Pollastrini.
Certamente un black out da parte dei democrat della prima commissione, ma anche un clamoroso episodio di scontro tra commissioni, con la commissione affari costituzionali che per l’ennesima volta in questa settimana non ha certamente dato buona prova di se, dopo l’esame della legge di riforma costituzionale, svolto alla velocità di un pit stop di formula 1 e il non esame degli emendamenti presentati al ddl sul finanziamento ai partiti. 

Il resoconto degli interventi Pd in I commissione