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venerdì 21 febbraio 2014

SUPER LAVORO ALLE CAMERE IN PIENA CRISI DI GOVERNO. ENNESIMA ANOMALIA



La crisi di governo apertasi venerdì 14 febbraio con le dimissioni del Presidente del Consiglio Enrico Letta e che si concluderà con il giuramento del nuovo governo potrebbe passare alla storia come la crisi nella quale si è registrato il più alto tasso di lavori parlamentari.
La prassi costituzionale consolidata vuole che con l’apertura di una crisi di governo, Camera e Senato, interrompano la propria attività in particolare per quanto attiene l’esame di atti che implichino un rapporto tra Parlamento e governo. La prassi vuole anche che eccezionalmente, durante le crisi di governo le camere possano esaminare e approvare gli atti così detti costituzionalmente dovuti, quali ad esempio l’approvazione di leggi di conversione di decreti in scadenza.
Se da un punto di vista teorico, ma anche da quello dei precedenti, non vi è dubbio che Camera e Senato, come hanno fatto in questi giorni, possano procedere all’approvazione di decreti legge, non si può non sottolineare che mai come in questi giorni l’attività parlamentare è stata intensa in entrambe le camere al punto da non far sospettare che si fosse in una situazione di crisi di governo a chi non ne fosse al Corrente.
Dal 14 febbraio, la Camera ha esaminato e approvato Il decreto mille proroghe e il decreto sul finanziamento pubblico ai partiti. Il Senato ha invece approvato il decreto sulle carceri, il decreto destinazione Italia e quello sugli enti locali. Certamente per tutti questi provvedimenti la scadenza dei 60 giorni era più o meno prossima. Altrettanto evidentemente tutti questi provvedimenti, fatta eccezione per il mille proroghe, introducevano norme di forte impatto politico nei rispettivi settori di intervento. Norme varate dal governo attualmente dimissionario e che il nuovo governo si troverà tradotti in legge.
Poiché non è possibile effettuare un confronto con la crisi dell’ultimo governo Berlusconi e la crisi del governo Monti, perché nel primo caso il passaggio da un esecutivo all’altro si compì nel giro di poche ore, mentre nel secondo intervenne lo scioglimento delle Camere, è interessante fare un confronto con le due crisi che caratterizzarono la vita del governo Prodi due legislature fa.
La prima crisi si apri il 21 febbraio 2007, quando Prodi rassegno le dimissioni perché una mozione di maggioranza al Senato, pur essendo stata approvata non raggiunse la maggioranza assoluta dei voti. Dal 21 al 24 febbraio, giorno in cui il Presidente della Repubblica respinse le dimissioni rinviando il governo alle Camere, La Camera, che ricevette ufficialmente la comunicazione delle dimissioni del Presidente del consiglio nella giornata del 22 febbraio, in quella stessa giornata procedette all’approvazione definitiva di un decreto in tema di responsabilità amministrativa per il quale mancavano solo gli ordini del giorno e il voto finale, e nella stessa giornata procedette all’esame degli articoli presentati al decreto mille proroghe, rinviando il voto finale sul provvedimento ad altra seduta.  Seduta che si svolse quando la crisi si era già chiusa.
La seconda crisi si aprì il 24 gennaio 2008 a seguito della mancata fiducia espressa dal Senato nei confronti del governo. A seguito delle dimissioni del governo Prodi il Presidente della Repubblica assegno il 30 gennaio un mandato esplorativo all’allora presidente del Senato Marini, che rimise il mandato il 4 febbraio aprendo la strada al successivo scioglimento delle Camere. Dal 24 gennaio allo scioglimento delle Camere, la Camera dei deputati svolse due sole sedute nessuna delle quali con votazioni.

lunedì 30 settembre 2013

STOP! (AND GO?)



Il governo Letta è in crisi, una crisi sostanziale ancorchè non formale, dal momento che il premier non andrà in parlamento dimissionario, né allo stato risultato accettate le dimissioni dei 5 ministri pdl, che però sono irrevocabili.
Mercoledì (alla Camera) e Giovedì (al Senato) ci sarà il confronto in parlamento e a quest’ultimo spetterà di pronunciarsi con il voto sulla sorte del governo. Al momento, e a quanto si legge sui giornali, ogni risultato è aperto, ed ogni risultato sarà in gran parte determinato dalla partita che si gioca all’interno del Pdl.
Se il Pdl rimane unito al Senato allora Letta è al capolinea, salvo che non conceda l’impossibile a Berlusconi per consentirgli di giustificare una sua eventuale marcia indietro sulla rottura determinata sabato.  Se il Pdl perde pezzi allora la storia cambia e Letta, magari con un bis, può proseguire e durare.
La partita si gioca dunque in quella terra di mezzo che conduce dal Pdl a Forza Italia ed è complicata da un Berlusconi giunto oggettivamente al capolinea della sua parabola politica e che, come tale, per alcuni offre meno garanzie. Incertezza per incertezza c’è chi potrebbe ritenere più praticabile giocarsi le proprie carte nel dar vita ad un partito del Ppe italiano. Vedremo.
Che tutto ruoti intorno al punto di rottura del Pdl lo si capisce dalla parole di Letta, che ipotizzando uno scenario fino al 2015 vuole garantire il più possibile coloro che nel Pdl hanno messo la valigia sul letto, ma non l’hanno ancora riempita.
Proprio in queste ore è emersa una prima novità in merito al timing parlamentare annunciato. Letta si presenterà in parlamento Mercoledì, sia alla Camera che al Senato, partendo proprio da Palazzo Madama in mattinata. Il voto parlamentare è probabile ma non è scontato, come riferisce il Ministri Franceschini all'uscita dalla capi gruppo odierna alla Camera. Dipenderà dalle mozioni che verranno presentate e dal dibattito svolto. Segno che non si esclude una salita al colle senza che vi sia stato un voto di sfiducia.
Al momento la prospettiva più lontana è uno scioglimento delle Camere immediato, perché se Letta non ce la dovesse fare, allora come noto Napolitano proverebbe a dar vita ad un governo di scopo, ed in questo caso non si escluderebbero i voti di Sel e di una eventuale parte di M5S.
Quello che appare più probabile, anche alla luce dei precedenti, è una sospensione dei lavori parlamentari fino a mercoledì (forse si svolgeranno le discussioni generali previste per oggi alla Camera), anche per evitare inevitabili incidenti di percorso.