Visualizzazione post con etichetta contingentamento dei tempi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta contingentamento dei tempi. Mostra tutti i post

giovedì 8 gennaio 2015

RIFORMA COSTITUZIONALE ALLA CAMERA CONTINGENTAMENTO DEI TEMPI MA GENEROSO



Con la seduta di oggi alla Camera l’esame del progetto di legge di riforma costituzionale entra nel vivo, con la discussione e la votazione degli emendamenti. I tempi saranno contingentati anche se in maniera estremamente generosa. Il calendario prevede infatti ben 80 ore di esame, di cui 58 ore e 29 minuti destinate agli interventi dei gruppi. Tra questi il Pd avrà a disposizione 14 ore e 14 minuti per gli interventi dei suoi deputati, M5S 9 ore e 2 minuti, Forza Italia 7 ore e 7 minuti e via a scendere, fino alle 3 ore e 20 minuti del gruppo parlamentare più piccolo che è quello di Fratelli D’Italia.
I disegni di legge di riforma costituzionale non sarebbero soggetti al contingentamento dei tempi a meno che il contingentamento sia deliberato all’unanimità dalla conferenza dei capi gruppo, oppure l’esame del disegno di legge si svolga a cavallo di due calendari, come prescrive l’articolo 24 comma 12 del regolamento della Camera.
Quest’ultimo caso (l’esame a cavallo di due calendari diversi) è il motivo che ha fatto scattare, anche se, come detto, in maniera blanda il contingentamento dei tempi sul ddl di riforma costituzionale, dal momento che aveva iniziato il suo esame, con la discussione generale, nel calendario di dicembre e ora prosegue il suo iter nel calendario di gennaio.

lunedì 29 luglio 2013

LE CONSEGUENZE SUI LAVORI DELLA CAMERA DEL BRACCIO DI FERRO SULLA COSTITUZIONE



La settimana parlamentare appena conclusasi ha visto la Camera bloccata su un unico provvedimento, il Dl del Fare, a seguito dell’ostruzionismo posto in essere dal movimento 5 Stelle. Oggetto del contendere non era tanto, o non solo il decreto in aula, bensì il disegno di riforma costituzionale per l’istituzione del così detto comitato dei 42, sul quale il governo ha provato ad imprimere una forte accelerazione. In questo senso il duro braccio di ferro avviato con il Movimento 5 stelle si può dire sia finito in pareggio 1-1, ma con gol segnato fuori casa dal governo, che dunque vale doppio.
I Cinque stelle portano a casa che il disegno di legge costituzionale non sarà approvato prima di settembre, e questo significa che il comitato dei 42 istituito da questa legge non entrerà in vigore prima di dicembre, invece che a novembre come pure aveva provato a fare il governo, dal momento che la seconda lettura della camera, trattandosi di legge costituzionale, non potrà esserci prima che siano passati tre mesi dalla prima.
Il governo, dal canto suo, ottiene la garanzia che i decreti che ancora debbono essere convertiti prima delle vacanze  non saranno bloccati dall’ostruzionismo di M5S, inoltre con il fatto che il ddl costituzionale sarà esaminato in due calendari diversi, agosto e settembre, farà scattare il contingentamento dei tempi previsto dal comma 12 dell’articolo 24 del regolamento Camera.
Resta da capire di cosa si occuperà l’aula di Montecitorio fino al 7-8 agosto, dal momento che il calendario verrà stilato solo domani dalla capi gruppo. In questa settimana, o meglio tra oggi e domani, dovrebbe essere licenziato il Dl eco-bonus, quindi giovedì secondo gli accordi si dovrebbe svolgere la discussione generale sul ddl costituzionale. Gli spazi restanti in questa e nella prossima settimana dovrebbero essere dedicati alla conversione di altri due decreti ora al Senato e della Comunitaria, come chiesto dal Ministro Franceschini.
Sospesa rimane la sorte di due o tre ddl, quali l’Omofobia, la diffamazione e soprattutto il finanziamento ai partiti. Omofobia e Diffamazione, approvati ormai dalla commissione giustizia, erano in attesa del parere della commissione affari costituzionali, ma sono sparite dal calendario di quella commissione, il che farebbe pensare che potrebbero non approdare in aula. Probabile rinvio a settembre, forse più che per i ddl precedenti, per il disegno di legge sui finanziamenti ai partiti, sula quale non c’è accordo in maggioranza.
Staremo a vedere in attesa della capigruppo e soprattutto della Sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi.