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mercoledì 16 luglio 2014

A PALAZZO MARINI NIENTE PRANZO E STANZE CHIUSE CAUSA SCIOPERO



Mattinata di tensione e di disagi questa mattina nei locali della Camera ospitati presso i Palazzi Marini. I dipendenti della società Milano 90 hanno infatti indetto un’astensione dal lavoro dalle ore 7 alle 11 di questa mattina. Ciò ha comportato l’assenza dei commessi alle postazioni situate ai vari piani e soprattutto la difficoltà per molti assistenti dei deputati ad accedere alle proprie stanze se non erano in possesso di una copia delle chiavi per aprirla. Il compito dell’apertura delle porte è dunque toccato ai commessi ufficiali di Montecitorio, che però a palazzo Marini, sono pochi e presidiano solo l’ingresso principale.
Lo sciopero dei dipendenti della Milano 90 è stato indetto per sensibilizzare la Camera e i Parlamentari in merito alla loro sorte all’appressarsi del voto che dovrà ratificare il definitivo abbandono delle sedi entro la fine dell’anno, previsto in occasione del bilancio interno per la prossima settimana, ed ha avuto come conseguenza la chiusura per gran parte della mattinata della buvette interna, ma soprattutto ha comportato la chiusura della mensa in Piazza San Silvestro all’ora di pranzo. Non avendo lavorato fino alle 11, infatti, non è stato possibile preparare le pietanze che dovevano poi essere servite all’ora di pranzo. Va detto che con oggi sono due giorni di seguito che la mensa rimane chiusa, visto che anche ieri non è stato possibile accedervi a seguito di un’assemblea dei dipendenti indetta a partire dalle 11

domenica 22 settembre 2013

SULLA DISMISSIONE DEI PALAZZI MARINI DARE A COLUCCI QUELLO CHE E' DI COLUCCI




Sul corriere della sera di oggi, a firma di Dino Martirano, c’è un pezzo molto interessante sulle dismissioni da parte della Camera dei così detti Palazzi Marini, le sedi dove i deputati hanno un loro ufficio e per i quali la Camera dei deputati paga un affitto al proprietario degli immobili, la società Milano 90.
L’articolo merita qualche precisazione perché dalla sua lettura, chi non conosce i fatti, potrebbe ritenere che la decisione di dismettere quei contratti di locazione sia stata adottata nel corso dell’attuale legislatura dal Collegio dei questori.
Ovviamente non è così e il dato non è secondario. La decisione di rinunciare a far data dal 1 gennaio 2012, tramite disdetta anticipata, al Palazzo Marini 1, e successivamente di non rinnovare i contratti per gli altri tre che sarebbero venuti a scadenza entro il 2018 e per i quali non era previsto il recesso anticipato, è stata proposta dal Collegio dei Questori ed approvata dall’Ufficio di Presidenza nella scorsa legislatura, e per la precisione nella seduta dell’Udp del 15 settembre 2010.  
Ovviamente se la sostanza non cambia (ovvero la Camera rinuncia al costo di onerosi affitti) la questione è rilevante da un punto di vista storico e politico per stabilire chi furono i protagonisti materiali di questa importante decisione. In realtà come si evince dai verbali delle sedute dell’udp del 15 settembre 2010 e da quella del 30 marzo 2011, nella decisione furono coinvolti pure i gruppi parlamentari di allora, tramite i presidenti di gruppo, proprio perché i questori erano consapevoli dell’impatto che la scelta avrebbe avuto sul funzionamento futuro dell’istituzione e, come si dice, volevano evitare di rimanere scoperti sul lato politico.
Questo aspetto non si evince molto chiaramente dal pezzo di Martirano che, probabilmente, essendo stato ispirato da uno degli attuali questori o dal collegio intero, (anche perché il bollettino degli organi collegiali di settembre non è ancora pubblicato sul sito della Camera e dunque le informazioni in merito alla seduta di settembre scorso possono giungere solo per via diretta da un membro dell’udp o dagli uffici) tende ad essere influenzato in tal senso nell’attribuire i meriti di alcune scelte.
In realtà nel pezzo ci sono notizie nuove e interessanti, come la proposta ulteriore avanzata da Milano 90 alla Camera, quella di rinunciare alla dismissione dei tre Marini rimasti quando i contratti sarebbero venuti a scadenza  ed in cambio concessione gratuita del palazzo Marini 1 già dismesso. Su questo aspetto la scelta di respingere la proposta è tutta ovviamente da ascriversi all’attuale collegio dei questori, ed anche in via definitiva all’Ufficio di Presidenza. Il punto, però resta, e consiste nel fatto che chi ha assunto un importante decisione che consentirà milioni di risparmio alla Camera, furono questori, ufficio di presidenza, ma anche presidenti di gruppo nella scorsa legislatura, e almeno questo riteniamo gli debba essere riconosciuto con chiarezza.