giovedì 16 gennaio 2014

SLITTANO I DECRETI E L'INGORGO SI AVVICINA



Come già segnalato da questo blog con tutti i decreti legge depositati presso la Camera e il Senato nel corso del mese di dicembre, sarà praticamente inevitabile che nel mese di febbraio si crei un ingorgo normativo nei lavori di entrambe le aule. Le decisioni assunte dalla conferenza dei capigruppo della Camera il 15 gennaio hanno posto le prime basi per procedere verso quell’epilogo. Come risulta dal calendario dei lavori modificato il Decreto legge sulla così detta mini Imu viene fatto slittare di un giorno e mezzo. Doveva iniziare il suo esame in aula lunedì 20 gennaio, ed invece la discussione generale si avvierà solo nel pomeriggio di martedì 21 gennaio. Poiché il decreto scade il 29 gennaio e sarà dunque immodificabile per evitare una terza lettura al Senato, per la quale non ci sono i tempi, è probabile che la sua votazione da parte della Camera occuperà tutti i lavori della prossima settimana, a meno che il governo non intenda intervenire con la votazione di fiducia.
Altra decisione assunta sempre dalla capi gruppo della camera è quella di far slittare di una settimana il decreto denominato Destinazione Italia. In un primo momento doveva approdare in commissione il 27 gennaio, invece slitterà all’inizio di gennaio. Poiché questo provvedimento è in prima lettura alla Camera questa settimana in più a Montecitorio è ovviamente sottratta a Palazzo Madama che entro la fine di febbraio dovrà comunque convertire il provvedimento.
Questa la teoria, perché la prassi sta già riservando sorprese non positive ai fini del calendario. Mentre scriviamo, infatti, l’aula della Camera è bloccata sul decreto così detto Terra dei fuochi senza ancora aver espresso neppure un voto. Poiché siamo ormai a giovedì, anche ipotizzando lavori nella giornata di venerdì, è probabile che l’esame di questo provvedimento slitti alla prossima settimana, quanto meno per gli ordini del giorno e voto finale, ritardando conseguentemente l’approvazione di tutti gli altri provvedimenti in coda. Ed il vero problema è che siamo solo all’inizio.

mercoledì 15 gennaio 2014

NUOVO REGOLAMENTO: COME CAMBIA IL SINDACATO ISPETTIVO



Per quanto riguarda il sindacato ispettivo la bozza di riforma del regolamento della Camera approvata dalla Giunta per il regolamento tenta di operare una razionalizzazione della materia, in particolare procedendo ad una eliminazione di una serie di strumenti formalmente ancora previsti dal regolamento ma di fatto caduti in disuso.
Per quanto riguarda le interrogazioni elimina le interrogazioni a risposta orale e quelle a risposta in commissione, lasciando di fatto in vita solo le interrogazioni a risposta scritta (oltre ovviamente ai question time sia in aula che in commissione). Più precisamente al nuovo articolo 128 si prevede che di regola alle interrogazioni il governo risponda per iscritto (oggi invece la regola anche, se solo teorica, è la risposta orale, mentre la risposta scritta che è quella più utilizzata deve essere espressamente richiesta dall’interrogante) e che debba farlo nel termine di trenta giorni dalla presentazione dell’interrogazione (oggi il termine è 20 giorni). Se la risposta non arriva entro il termine previsto, su richiesta dell’interrogante la trasmette alla commissione competente, dove è posta all’ordine del giorno della prima seduta utile. Tale formulazione riprende la formulazione già prevista dall’attuale regolamento e che di fatto è disapplicata.
Una modifica più sostanziale riguarda invece le interpellanze urgenti. In primo luogo anche in questo caso vengono eliminate le interpellanze non urgenti, anche queste di fatto cadute in disuso, lasciando in vita solo le prime. In secondo luogo viene notevolmente ridotto il tempo a disposizione del deputato per illustrare l’interpellanza e per replicare alla risposta del governo che scende dagli attuali 25 minuti totali a 10 minuti (5 minuti per illustrazione e altri 5 per replica). Cambia anche la tempistica per la presentazione e la discussione. Oggi l’attuale articolo 138-bis del regolamento e la prassi prevedono una tempistica collaudata con la presentazione dell’interpellanza entro il martedì di ogni settimana e la sua discussione nella seduta del giovedì o del venerdì successivo. La bozza di riforme prevede una tempistica più vaga, stabilendo che la risposta debba essere fornita entro 7 giorni dalla pubblicazione dell’interpellanza, ma rimettendo alla conferenza dei capigruppo l’individuazione delle “giornate e delle fasce orarie in cui svolgere le interpellanze per ogni settimana di lavoro”. Dalla lettera del nuovo 138-bis si potrebbe ipotizzare che nel corso della settimana le interpellanze possano essere spalmate in più sedute, ma solo la prassi alla luce del nuovo regolamento potrà dire come verrà di fatto applicata questa nuova disposizione.
La bozza di nuovo regolamento introduce invece un elemento oggi non previsto per quanto riguarda le informative del governo, prevedendo formalmente che il governo debba riferire alla Camera su un determinato argomento quando ciò sia richiesto da uno o più gruppi parlamentari. Le informative sono già previste nella prassi dei lavori della Camera, questa nuova disposizione appare positiva perché formalizza e rende più cogente la procedura.
In sostanza per quanto riguarda il complesso del sindacato ispettivo la proposta di nuovo regolamento appare positiva per quanto riguarda la potatura di alcuni rami secchi, lascia qualche perplessità sulla riduzione dei tempi di discussione per le interpellanze, ma soprattutto è probabile che non riesca a sanare il principale problema nel rapporto tra Camera e Governo per quanto riguarda le interrogazioni che è quello di assicurare risposte certe alle interrogazioni ordinarie presentate dai deputati.   

martedì 14 gennaio 2014

LEGGE ELETTORALE: DIFFICILE CHE IL 27 SIA IN AULA



La pubblicazione della sentenza della Consulta in merito alla bocciatura di alcune parti dell’attuale legge elettorale ha rilanciato e, almeno a parole, accelerato ulteriormente il processo di riforma della stessa legge. Già nella scorsa settimana l’esame per l’aula è stato calendarizzato per il prossimo 27 gennaio.
Probabilmente ci smentiranno, ma alla luce del calendario dei lavori stabilito in commissione, appare quanto mai improbabile, per non dire impossibile, che il 27 gennaio possa arrivare un testo di legge elettorale in aula.
Nella scorsa settimana, infatti, ci si è limitati a stabilire solo il timing dell’esame. Tutta questa settimana, da lunedì a venerdì, è invece dedicata alle audizioni. Prima del 27 gennaio non rimane dunque che una settimana di lavoro in commissione per svolgere l’esame vero e proprio, il che significa nomina di un relatore, dibattito sulle linee generali, individuazione di un testo base o realizzazione di un testo unificato, presentazione, esame e voto degli emendamenti ed infine mandato al relatore.
I tempi sarebbero strettissimi per qualsiasi provvedimento legislativo di terza o quarta categoria in ordine di importanza, figuriamoci per una legge fondamentale (per qualsiasi forza politica) come la legge elettorale. Quando parliamo di settimana infatti, è bene precisare che se si tratta di votare i giorni disponibili nella migliore ipotesi sono 4, da martedì a venerdì.
C’è poi da tenere presente che, al momento sono formalmente depositati e dunque all’esame, una marea di disegni di legge, ma tra questi se si fa eccezione per il Mattarellum classico non ce n’è neppure uno di quelli proposti da Renzi e sui quali si dovrebbe giocare la vera partita.
Se poi si aggiunge che ad oggi non solo non è raggiunto un accordo politico, ma neppure sembra alle viste, ne all’interno della maggioranza e tanto meno trasversale, le probabilità che al 27 gennaio si possa avere un testo in grado di affrontare l’aula si riducono ancora di più. Infatti anche se si raggiungesse un accordo maggioritario su un determinato sistema, per esempio il sindaco d’Italia, poi le forze che hanno stretto l’accordo cercheranno di tirare la coperta ognuna dalla propria parte sulle tecnicalità che però sono fondamentali ai fini di un risultato piuttosto che un altro.
Se oggi dovessimo puntare un euro sul rispetto della scadenza del 27 punteremmo contro. Ma la domanda che ci poniamo è un’altra: ma a cosa è servito, e soprattutto non è autolesionista, aver voluto individuare un termine talmente stretto da metterne a rischio il rispetto?