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venerdì 20 dicembre 2013

CARO RENZI IL TUO PD HA VOTATO CONSAPEVOLMENTE SULLA "PORCATA DELLE SLOT"



Questo blog non si occupa dei lavori del Senato, ma siamo costretti a fare un’eccezione per il clamore suscitato dall’emendamento inserito nel così detto decreto salva Roma che prevede tagli per i comuni che rendano la vita difficile alle slot machines, e che il segretario del Pd Renzi si è precipitato a definire una porcata.
Delle due l’una o Renzi si ispira a Togliatti in fatto di doppiezza, oppure sembra il personaggio dei Brutos che come parlava prendeva un ceffone. Eh si, perché al netto delle scomuniche postume, quella norma il Pd, renziani compresi, l’ha votata, non ostante che sul contenuto dell’emendamento avessero lanciato l’allarme sia il socialista Nencini che il pentastellato Endrizzi. Non solo ma il relatore del provvedimento, che ha dato fin da subito parere favorevole all’emendamento in questione era del Pd, la senatrice Zanoni.
Dunque, al di là delle chicchiere, per farsi un’idea sulla vicenda e per non farsi prendere in giro la cosa migliore è andare direttamente alle fonti, ovvero il resoconto stenografico della seduta di mercoledì 18 dicembre del Senato.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1149
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150/100.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150/100, presentato dai senatori Fravezzi e Zeller.
NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Annullo la votazione. Ne ha facoltà.
NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, solo per mettere in evidenza all'Assemblea che il capoverso 20-quater dell'emendamento 1.150 appare in netta contraddizione con uno degli indirizzi centrali del Governo. Da una parte si sostiene che debba essere combattuta la ludopatia; dall'altra, invece, all'interno del capoverso 20-quater si fa riferimento ad un mancato trasferimento o a un minore trasferimento a Regioni ed enti locali che volessero con i loro provvedimenti legislativi o comunque di natura normativa intervenire in materia di giochi pubblici. Trovo la cosa assolutamente contraddittoria, e la mia opinione è che debba essere fatto salvo l'indirizzo del Governo. (Applausi dei senatori Buemi e Puppato).
FALANGA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALANGA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, lei questa sera più di una volta, dopo aver dichiarato aperta la votazione, l'ha annullata per dare la parola a chi ha chiesto di intervenire. Lei è un cultore del nostro Regolamento ed è lungi da me l'idea di darle dei suggerimenti, ma l'articolo 110 del Regolamento questo non glielo consente: una volta aperta una votazione, lei non può dare la parola se non soltanto ed esclusivamente in relazione ad interventi sulle modalità della votazione, e non certamente nel merito dell'emendamento da votare, come è stato fatto anche nell'ultimo intervento.
PRESIDENTE. Senatore Falanga, cerco di mantenere un certo ritmo, ma mi fermo quando si chiede di intervenire, ed ho il potere di annullare le votazioni. Preferisco procedere così. Del resto, l'intervento del senatore Nencini è perfettamente coerente con il subemendamento.
Dichiaro aperta la votazione dell'emendamento 1.150/100.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1149
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo scusa: secondo quale criterio è nelle sue facoltà dare la parola ad un senatore e non ad un altro? Il senatore Endrizzi le ha gentilmente chiesto la parola ancor prima della votazione e, nonostante questo, lei ha aperto la votazione.
PRESIDENTE. Senatore Santangelo, posso anche scusarmi, ma come ho dato la parola al senatore Falanga, l'avrei data, se l'avessi visto, anche al senatore Endrizzi.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, lei lo ha chiaramente visto e ha omesso di dare la parola al senatore Endrizzi. (Commenti generali).
Io la prego di essere cortese in uno spirito collaborativo.
PRESIDENTE. Senatore Santangelo, io devo curare il corretto svolgimento dei lavori. Se il senatore Endrizzi ha chiesto di intervenire, io gli do la parola.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, io ero in piedi con la mano alzata. Volevo fare una dichiarazione di voto, perché questo emendamento è una vergogna colossale: non solo garantisce alle società concessionarie a cui venga ritirata la licenza per colpa grave di potere continuare ad esercitare per novanta giorni, ma garantisce anche alle società che già hanno concessioni di avere una specie di prelazione su quelle concessioni, anziché vedersele completamente ritirate. E, soprattutto, una cosa vergognosa che qualifica un Governo e uno Stato come «cravattari» (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pagnoncelli), è che esso impone dei tagli ai trasferimenti agli enti locali, Comuni e Regioni che osino emettere regolamenti o leggi che vadano a disturbare il gettito dell'erario. Si toglie la possibilità alle Regioni e ai sindaci di intervenire a tutela dei loro cittadini per la salute e come consumatori. Questo non è accettabile!
Il fatto che poi si dica che queste sanzioni vengono ritirate nel momento in cui vengono ritirati gli emendamenti qualifica questo intervento come un ricatto immorale. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Vede, senatore Santangelo, l'intervento del senatore Endrizzi era opportuno proprio in questa fase, perché prima stavamo parlando di un subemendamento che sopprimeva solo una parte dell'emendamento 1.150, mentre invece l'intervento del senatore Endrizzi era riferito al merito dell'emendamento 1.150.
ENDRIZZI (M5S). Evidentemente paghiamo tutti una certa confusione. Lei questa sera non è stato brillante come altre volte. Io, come neofita, chiedo di essere altrettanto compreso.
PRESIDENTE. Prima il senatore Barani ha detto che sono diventato un micino cieco questa sera. Non ho mai avuto un gatto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150, nel testo emendato.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150, presentato dalla Commissione, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi ironici dal Gruppo M5S).
VOCE DAL GRUPPO M5S. Bravi!

venerdì 12 aprile 2013

IL DECRETO SUI DEBITI DELLA P.A. LE MISURE PRINCIPALI



Il decreto sui debiti della pubblica amministrazione immetterà nel sistema economico-produttivo 40 miliardi di liquidità, 20 per il 2013 e 20 per il 2014 attraverso l’emissione di titoli di stato per pari importo (art. 12 comma 1). Soprattutto consentirà ad enti locali e regioni di pagare i propri creditori, ritenendo in tal modo di poter dare un po’ di ossigeno alle imprese.
Per quanto riguarda gli enti locali il decreto esclude per il 2013 dai vincoli del patto di stabilità per gli enti locali (comuni e province), la spesa di 5 miliardi di euro per il pagamento di debiti in conto capitale esigibili alla data del 31 dicembre 2012 (art. 1 comma 1). Gli enti locali più virtuosi e che hanno liquidità presso la tesoreria statale possono procedere immediatamente al saldo dei propri debiti nel limite del 13% delle stesse disponibilità liquide e comunque entro il 50% dei debiti che dovranno essere comunicati ufficialmente alla ragioneria dello stato entro il 30 aprile 2013. ( art.1 comma 5) Semplificando i comuni che se lo possono permettere possono pagare subito a patto che per esempio se hanno 300.000 euro liquidi nella tesoreria centrale non saldino debiti superiori ad un massimo di 33.000 euro, e comunque se il totale dei debiti da pagare che certificherà alla ragioneria dello stato sarà pari a 50.000 euro i pagamenti effettuati prima della certificazione non potranno eccedere i 25.000 (50% del totale dei debiti).
Come detto gli enti locali dovranno provvedere a registrare entro il 30 aprile 2013 sulla piattaforma informatica della ragioneria generale dello stato l’elenco dei debiti esigibili a cui debbono far fronte (art.1 comma 2). Il ministero dell’Economia e delle Finanze con decreto del Ministro entro il 15 maggio 2013 stabilisce per ogni ente locale gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilità. (art.1 comma 3) I criteri per decidere quale importo ogni ente locale possa escludere dal patto di stabilità (fino alla concorrenza del totale dei 5 miliardi) sono stabiliti in sede di conferenza stato-città. In assenza di una deliberazione in tal senso il riparto avverrà proporzionalmente.
Per gli enti locali che non hanno disponibilità liquide da utilizzare per pagare i propri debiti, ed anche per le regioni, il Mef istituisce un fondo di 10 miliardi per il 2013 e di 16 miliardi per il 2014 che sarà utilizzato per concedere prestiti trentennali a comuni, province e regioni per consentire loro di pagare i debiti. Il fondo è ripartito in tre sezioni. La prima riguarda le risorse da destinare agli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 miliardi nel 2014). La seconda riguarda le risorse da destinare alle regioni per i pagamenti di debiti diversi da quelli finanziari e sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 miliardi nel 2014). L’ultima sezione riguarda le risorse per il pagamento dei debiti degli enti del SSN (5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014). (art 1 comma 10).
La sezione delle risorse da destinare agli enti locali sarà gestita dalla Cassa depositi e prestiti. Qualora comuni e province non onorassero la restituzione del prestito ottenuto attraverso rate annuali l’Agenzia delle entrate tratterrà una quota equivalente dell’imposta municipale propria per i comuni e dell’imposta sulle rc auto per le province. (art.1 comma 13).