Domani, 4 settembre, riprende ufficialmente l’attività della
Camera dei Deputati e, con essa, anche quella di questo blog che si diletta a
seguirla in maniera amatoriale. Dunque oggi, per riprendere in maniera soft,
proponiamo un simpatico aperitivo. Nella rassegna stampa quotidiana della
Camera, accessibile purtroppo solo tramite intranet, un refuso dei compilatori
ha trasformato il titolo di un pezzo del Foglio da “La falla di sicurezza nel
Califfato” in “La Calla di sicurezza nel califfato” (vedi foto del post). A
Roma il termine “calla” si usa in gergo anche per definire una cosa non vera (jo
detto na calla) e sotto questo profilo vista la situazione che si respira nel
calliffato e i tragici fatti che giornalmente avvengono, mai refuso fu tanto
impietoso quanto azzeccato!
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
mercoledì 3 settembre 2014
venerdì 8 agosto 2014
LA CAMERA TORNA IL 4 SETTEMBRE CON IL SEGUENTE MENU'
La Camera ha chiuso i battenti per la pausa estiva. I suoi
lavori riprenderanno giovedi 4 settembre con la discussione generale sul
decreto che rifinanzia le missioni internazionali, e su tre mozioni
rispettivamente in tema di F-35, tutela degli animali e riforma dei criteri del
bilancio comunitario. Di fatto l’attività vera e propria, ovvero le sedute con
votazioni, riprenderà il pomeriggio di martedì 9 settembre. Sempre il 9 è
convocata la capi gruppo per definire il calendario dei lavori del mese di
settembre. La Camera quest’anno farà meno di un mese di ferie, ed è un dato che
è giusto sottolineare visto che rappresenta una delle sospensioni estive più
corte che si siano mai registrate.
A settembre un grande lavoro attende Montecitorio, ad
iniziare dalla riforma costituzionale che il Senato ha approvato in prima
lettura.
Da questo Blog, che si aggiorna insieme ai lavori della Camera, buone
ferie a tutti (ovviamente per chi ci va)
giovedì 7 agosto 2014
RENDICONTO SPESE PER UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA? RESPINTO PERCHE' TROPPO INNOVATIVO
Nella seduta di mercoledì 6 agosto la prima commissione della Camera ha
approvato il testo di una proposta di commissione di inchiesta sul sistema dei
Cie. Gran parte del lavoro era stato fatto in sede di comitato ristretto e
dunque gli emendamenti presentati al testo unificato sono stati pochissimi e su
aspetti particolari. Tra questi ce n’è stato uno del deputato pentastellato Emanuele
Cozzolino che proponeva di lasciare invariato il finanziamento previsto per i
lavori della commissione (50.000 euro annui), ma di prevedere una
rendicontazione analitica dell’uso di queste risorse da allegare al testo della
relazione finale che la commissione produrrà al termine della sua inchiesta. L’emendamento
è stato respinto, ma curiose sono le motivazioni addotte dagli intervenuti per
motivare la loro contrarietà. Il Relatore Migliore, Fiano del Pd, e il
sottosegretario Sesa Amici, dichiarano di condividere nel merito la proposta,
ma chiedono al presentatore di ritirare l’emendamento perché sarebbe la prima
volta che una commissione d’inchiesta si doti di una simile norma di
trasparenza e questo creerebbe disparità rispetto alle altre già istituite.
Ecco dunque la proposta di rinviare il tutto alla decisione del costituendo
ufficio di presidenza della commissione all’atto di approvare il regolamento
interno. Ovviamente, e a nostro modesto avviso, si tratta di un’occasione persa
per apportare un’importante innovazione in tema di trasparenza e di uso delle
risorse da parte delle commissioni di inchiesta. Infatti, ad oggi, nel bilancio
della Camera è riportato il costo annuo delle singole commissioni di inchiesta
(cifra che di solito coincide con il budget assegnato per il funzionamento), ma
non vi è alcuna specifica delle voci che hanno portato a quella somma totale.
Inserire un rendiconto analitico dell’uso delle risorse assegnate poteva
costituire un utile strumento per spostare l’attenzione ( e la polemica non
sempre giustificata) dal quantum delle risorse assegnate al modo in cui queste
vengono effettivamente utilizzate, ma probabilmente in prima commissione non l’hanno
capito.
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