La ministra Cecile Kyenge, suo malgrado e al di là della sua
attività, è divenuta una sorta di vessillo da sventolare in maniera strumentale
a favore o contro il governo. Questa condizione è emersa plasticamente nel
corso del question time di ieri alla Camera, ed in particolare nello
svolgimento di due interrogazioni a lei rivolte da Sel e dalla Lega.
Nel primo caso l’on. Pilozzi ha rivolto al ministro una
domanda molto specifica, quali iniziative intenda adottare il governo per
facilitare il riconoscimento della cittadinanza in particolare prevedendo
interventi incentrati sul principio dello ius soli.
Tenuto conto della lunga prassi dei question time, e
soprattutto del fatto che l’interrogazione era rivolta da una forza di
opposizione al governo, c’erano tutti i presupposti per aspettarsi una replica
infuocata e polemica dell’interrogante. A sorpresa invece Pilozzi si dichiara
soddisfatto e addirittura di apprezzare le parole e gli impegni (che non ci
sono stati) assunti dalla Ministra.
L’interrogazione del leghista Molteni, rappresenta invece il
caso opposto. Prendendo spunto dai tragici fatti di Milano, la Lega ha chiesto (nel testo
scritto che è quello al quale il ministro si attiene per la risposta) se il
ministro ritenga una priorità la chiusura dei Cie, l’abrogazione del reato di
immigrazione clandestina e la modifica della normativa in materia di
cittadinanza. Temi in gran parte non di pertinenza della Kyenge, come ha
sottolineato nella risposta, e che sono stati strumentalizzati ancora di più
dall’interrogante sottolineando di non aver sentito parole di sdegno e
solidarietà da parte della ministra. Alle risposte generiche ma corrette, perché
non potevano essere altrimenti, da parte della Kyenge, Molteni in replica ha
rincarato la dose polemica in maniera assolutamente strumentale.
Resoconto stenografico del question time di mercoledi 15 maggio 2013